sabato 2 maggio 2015



EX ANTE: STRATIGRAFIA



















EX ANTE : STRATIGRAFIA / vademecum


Si accede nell’oratorio dal fondo della navata sinistra. Percorrendola si incontra  l’opera Sentinelle di Gianluca Zonca del 2015. Entrandovi involontariamente in contatto si sente una carezza, un solletico, un soffio sul proprio volto che allerta e concretizza la propria presenza in relazione con l’opera.

La navata centrale è attraversata dall’opera Il sogno della ragione di Diego Morandini realizzata nel 2014. Si tratta di quattro teli di tessuto semitrasparente dipinti ad olio. Il titolo dell’opera parafrasa la celebre incisione di Goya. È un’immagine già immediatamente persistente nella visione-memoria.

Dietro l’altare, nella lunetta in alto, si vede Variazione sulle ali di Nicole Bacchiega del 2014. È l’immagine di due ali sovrapposte. La sua luminosità attira lo sguardo come se fosse il frammento di un impreziosimento che ricopriva l’abside.

Sul lato opposto di questa navata, sopra una piccola acquasantiera,  si incontra Qui e ora di Gianluca Zonca del 2014. A un primo sguardo appare un disco nero dal quale proviene un ticchettio, ma appoggiandoci sopra la mano l’impronta che si lascia scopre le lancette e il loro movimento per un lasso di tempo che è determinato dal calore corporeo trasmesso durante il contatto.

Sempre nella navata centrale a terra, sul lato sinistro del portone, si trova un’opera di Diego Morandini del 2012. Quest’opera non ha un nome si tratta di un pezzo di pietra su cui sono incisi, in modo un po’ brutale, alcuni segni riempiti di terra per evidenziarli. Sono al limite tra l’essere disegni, scrittura, simboli. Questo limite tende a mettere in scacco le possibili interpretazioni.

All’inizio della navata destra si trova Senza titolo di Nicole Bacchiega, lavoro del 2012. È il calco di due piedi capovolti che si integra con il pavimento. Appare come un disegno tridimensionale che evoca una presenza.

Nella stessa navata appoggiata ad una colonna troviamo Melanconia di Diego Morandini, un’opera di granito del 2006. Scrive l’artista: “ogni stato d’animo corrisponde ad uno stato del pensiero, la melanconia come quello stato d’animo che corrisponde alla sospensione del pensiero.

Avvicinandosi a Melanconia si sente Esodo di Diego Morandini del 2012. Un’opera orale giocata sul versetto dell’Esodo considerato la prescrizione dell’iconoclastia, ma essendo tradotto usando i termini “idolo” e “rappresentazione”  il suo senso si ribalta e diventa la prescrizione a difesa dell’immagine e della forma. Il tutto giocato attraverso un’oralità intima.


Benedetta Marangoni


venerdì 1 maggio 2015