martedì 22 settembre 2015

Testo di Nicola Monetti su EX ANTE, la serie di mostre presentate da "Casa degli Artisti Milano" nella Villa Venier Contarini di Mira (VE)

Quando si entra in una villa veneta si hanno delle aspettative in base a quello che si conosce di queste abitazioni. Ci si immagina di vedere delle belle stanze, delle forme architettoniche pregevoli, le barchesse, gli affreschi, un giardino o un parco nel quale i patrizi veneziano si godevano il tempo dell'ozio estivo, lontani dalla laguna.
Tutto questo descrive perfettamente un prototipo di villa veneta, che riporta il visitatore ad un tempo passato, facendogli gustare la cultura della Serenissima.
Ma a villa Venier-Contarini, si è creato un cortocircuito artistico tra il passato e il presente. Nell'oratorio settecentesco l'arte contemporanea ha trovato un suo luogo espositivo d'eccezione, che la porta a relazionare al passato in maniera delicata ma incisiva.
Lo spazio sacro dell'oratorio acquisisce un valore ulteriore: non è più solamente una testimonianza del passato, di ciò che la famiglia Venier-Contarini ha costruito, ma diventa un luogo vivo per ciò che sta succedendo "qui ed ora" nel panorama artistico; una funzione nuova per uno spazio antico.
Questo argomento è centrale per i membri della "Casa degli Artisti" di Milano, che hanno esposto le loro opere nell'ex chiesetta della villa. Si possono prendere a modello due opere: Display di Claudio Citterio (opera del 2011, ripresentata qui in Mira) e Il sogno della ragione di Diego Morandini (opera del 2014, esposta in Stratigrafia).
La prima opera è una striscia di materiale plastico che percorre la navata centrale a un'altezza di un paio di metri, dividendo lo spazio tra il visitatore e il soffitto dell'oratorio. Si viene a creare uno schermo che filtra la luce delle vetrate che ricrea aloni di colore magenta sull'opera. La luce non è più solamente illuminazione, ma parte integrante del lavoro dell'artista; essa passa da una funzione passiva a una attiva. Display lavora su due piani spaziali: l'orizzontale dovuto all' occupazione fisica del materiale che va dall'antica porta d'ingresso all'altare, ma anche quello verticale, poichè l'opera coinvolge l'illuminazione naturale che entra dalle finestre del soffitto, la filtra per poi restituirla allo spettatore.
Il sogno della ragione di Morandini opera sulle stesse coordinate spaziali: anche quest'opera segue longitudinalmente lo sviluppo della piccola navata, ma allo stesso tempo occupa fisicamente lo spazio verticale poichè è costituita da quattro teli in tessuto semitrasparente appesi a due metri d'altezza e dipinti ad olio, che dal titolo riprendono la celebre acquaforte di Goya.
La collocazione di questi lavori nell'oratorio diventa particolarmente significativa. La chiesa è lo spazio nel quale si manifesta il divino, la presenza di Dio, e in questo contesto i piani di lavoro delle opere possono quindi comunicare un concetto ulteriore. Il piano umano, l'orizzontalità, la parte terrena dell'uomo è contrapposta alla ricerca della verticalità, la parte che si volge al soprannaturale, al divino. Questa tendenza alla ricerca spirituale si ritrova in altre opere esposte. Variazione sulle ali di Nicole Bacchiega (opera del 2014 esposta in Stratigrafia) è una silouhette di ali sovrapposte e dorate collocate sull'abside dietro all'altare, a tre metri da terra. Le ali richiamano immediatamente gli angeli, emanazione del divino, ma al contempo il colore dorato dell'opera riporta alla mente i catini absidali delle chiese bizantine, che avevano proprio nell'abside il punto centrale dove si raffigurava il Cristo. Un richiamo storico vago, che però si associa all'opera di Morandini esposta anch'essa nell'abside, in Ex Ante: è un'ombra nella quale si distinguono le fattezze di un viso, che - come dice lo stesso artista - potrebbe essere il "pancreatore". L'oratorio ritorna alla funzione che negli anni gli è stata espropriata: è il luogo dove si ha la possibilitià di mettere in contatto il visitatore con Dio, di iniziare una ricerca spirituale.
Se queste opere possono essere considerate solamente indizi che delineano una tendenza spirituale, il riferimendo esplicito alla Fede è presente in due lavori di Morandini, da considerare due facce della stessa medaglia. Esodo (opera orale del 2012 presente in Stratigrafia) e la Bibbia (opera esposta in Ex Ante) alla quale l'artista ha corretto una sola parola. Entrambe riflettono su un versetto dell'Esodo (capitolo 20, versetto 4) considerato la prescrizione dell'iconoclastia, che nella versione di Morandini diventa un inno alla libertà dell'artista, un modo per affiancarsi a Dio nell'attività che egli ha compiuto prima di tutte: il creare.
Il tema del creare si riflette in altre opere: Domenico Laterza ha messo una pila di monete posizionate instabilmente sul vuoto di un'acquasantiera all'entrata dell'oratorio, quasi come fosse una piccola torre di Babele che l'artista offre prima di entrare. Non è una sfida a Dio, per evidenziare la superbia dell'uomo, ma un'offerta che egli gli fa. Altre accumulazioni si ritrovano nelle due piccole navate laterali, sempre di Laterza, che si possono interpretare ancora come creazioni libere di monumenti destinati a decorare l'ambiente dello spazio sacro, anche se composti da materiale di consumo quali i volantini pubblicitari. Il lavoro manuale è il punto centrale dell'opera di Gianluca Zonca, cioè una riproduzione in vetro del più antico strumento che l'uomo abbia mai creato, collocata in una nicchia accanto all'altare durante la mostra Ex Ante. L'uomo tramite lo strumento crea melodie e musica, che sono elementi immateriali che fanno da contraltare all'offerta in denaro dell'opera precedente.
La proposta della "Casa degli artisti" di Milano ha tentato di inserirsi nell'ambiente dell'oratorio in maniera ponderata, senza alterare l'equilibrio del luogo, ma lavorando sulla sua funzione e sul suo significato pre-esistente. In questo modo le opere esposte si sono integrate perfettamente, trovando un equilibrio stabile, che porta lo spettatore ad andare in profondità rispetto a ciò che vede, toccando anche la parte più profonda e spirituale di ognuno. La sensazione di stupore che nasce quando si trova di fronte opere contemporanee in un contesto settecentesco viene mitigata dall'integrazione che lo spazio artistico crea, senza toni dissonanti tra passato e presente. Non è un risultato semplice da raggiungere, anche perchè spesso la relazione tra opera e ambiente è difficile da semplificare e da rendere chiara a chi poi la fruisce. Si nota quindi un punto di vista personale e originale dell'arte legato all'ambiente in cui viene esposta, forse complesso da decifrare, ma sicuramente non banale, anche perchè "se il mondo fosse chiaro, l'arte non esisterebbe" (Albert Camus).

domenica 20 settembre 2015



EX ANTE - Conferenza Villa Venier Contarini, Mira (VE)

Saluto del Direttore Carlo Canato e gli interventi di Benedetta Marangoni, Claudio Citterio, Diego Morandini, Gianluca Zonca e Nicola Monetti

venerdì 18 settembre 2015


Sabato 19 settembre si terrà nella Barchessa Ovest di Villa Venier Contarini di Mira l'incontro-conferenza che chiuderà il ciclo di mostre svoltasi nell'oratorio della villa, curato da Benedetta Marangoni e realizzato da Casa degli Artisti di Milano, che ha avuto inizio con la mostra Stratigrafia (2 maggio), è proseguito con la mostra Mira (6 giugno) e si è concluso con Ex Ante (4 luglio).

L'evento inizierà alle ore 15 con interventi di Benedetta Marangoni, Claudio Citterio, Diego Morandini, Gianluca Zonca e Nicola Monetti, saranno proiettate le immagini delle mostre precedenti e sarà ancora visitabile l'ultima mostra.